Il territorio

- Veduta del Monte Cavallo che degrada nel pedemonte e nella pianura provinciale coltivata
Il territorio della provincia di Pordenone, dal punto di vista amministrativo, è stato disegnato definitivamente nel 1968 quando, all'interno della regione storica friulana e più specificatamente della vasta provincia di Udine, fu riconosciuta l'autonomia del cosiddetto Friuli Occidentale o Destra Tagliamento. I limiti geografici sono facilmente individuabili, segnati dalla natura stessa: un compatto rettangolo tra i fiumi Tagliamento e Livenza, che marcano lunghi tratti di confine nei riguardi delle contermini province di Udine e di Treviso. Solo il confine con la provincia di Venezia, a sud, tracciato nel 1818 dal governo austriaco del Regno Lombardo-Veneto, allorché si scorporò dal Friuli il distretto di Portogruaro, non è riconosciuto in alcun modo dalla natura, né si fonda su motivazioni storiche: le quali, semmai, sono di segno opposto.
Dal punto di vista orografico, la lettura del territorio è assai semplice nelle sue linee generali: un'ampia zona montana (che fu battezzata 'Prealpi Carniche', ma che deve essere chiamata 'Prealpi Pordenonesi, dato che con la Carnia mai nulla ebbe a che fare); una ristretta fascia collinare, assente per larghi tratti; una lunga pianura in fuga verso il mare.
La zona montana, parte notevole della provincia deve essere ulteriormente distinta. C'è una parte più settentrionale di vera e propria montagna, l'ossatura delle Prealpi Pordenonesi, per la quale, anzi, il termine 'prealpe' è del tutto fuori luogo: si tratta della parte geologicamente più antica, costituita all'inizio dell'era mesozoica (circa 230 milioni di anni fa) da sedimenti del Trias che i geologi definiscono della 'dolomia principale'. Ad essi dobbiamo i più suggestivi esempi di creste, guglie vette aspre e accidentate, valli strette e profonde (tipiche le valli Cimoliana e Settimana con i Monfalconi, la Cima dei Preti, il Duranno, il Pramaggiore ecc. ma anche le alte valli Tramontina e d'Arzino). E' il regno delle 'Dolomiti d'oltre Piave' forse meno note delle cadorine, ma che sul piano dell'alpinismo puro e della spettacolarità, oltre che della litologia, nulla hanno da invidiare alle consorelle: presentano, anzi, il vantaggio che l'insediamento umano qui è stato quasi totalmente impossibile, sicché solo un secolo fa erano praticamente ancora sconosciute, i primi esploratori (per lo più inglesi) ebbero la sensazione di addertrarsi in un paradiso perduto. Per questo mondo procedendo verso sud, sui sedimenti della'dolomia principale' si sviluppano, dal Cansiglio alla medio-bassa Val Cellina, alle montagne del Meduna e dell'Arzino, le formazioni calcaree del Giura (a iniziare da circa 200 milioni di anni fa), ben visibili specialmente nei dintorni di Cimolais, Claut e Barcis, e soprattutto quelle del Cretaceo (a iniziare da circa 130 milioni di anni fa). Il GiuraCretaceo è forse il periodo più ampiamente rappresentato, con sedimenti aventi caratteristiche sia di mare aperto sia di scogliera (il noto Gruppo del Cavallo, incombente sulla pianura, appartiene ad esempio ad una catena, che va dal Cansiglio a Barcis, identificabile geologicamente come 'complesso di scogliera', assai ricco di fossili giurassici). Dal punto di vista stratigrafico la struttura di questi giacimenti è praticamente monoclinale e con le stratificazioni inclinate generalmente verso nord: in termini pratici, i bordi meridionali del complesso sono rialzati rispetto a quelli piu interni. E ne risultano importanti conseguenze, non solo sul piano del paesaggio. Anzitutto (a parte certe 'formazioni di scogliera') scompare l'aspetto dolomitico e diventa più facile accettare il termine 'prealpe'. In secondo luogo, abbiamo qui fattori sia litologici sia strutturali tali da favorire l'instaurarsi della serie completa dei fenomeni 'carsici' (sia superficiale sia ipogea), con doline, valli chiuse, campi solcati, ampie superfici denudate e un'interessante idrografia sotterranea da studiare: si pensi alla spettacolarità di sorgenti carsiche come quelle del Livenza e del Gorgazzo, tra Caneva e Polcenigo, che sono solo le più note; o al grande numero di cavità sotterranee, circa 500, in parte ancora da esplorare, che formano il paradiso degli speleologi. In terzo luogo, proprio quel bordo esterno più rilevato e, orogeneticamente, in lento continuo rialzo, ha costretto i fiumi a svolgere un'energica e incessante azione di erosione regressiva per giungere al piano, regalandoci gli 'orridi' celebri del Cellina, del Colvera, del Cosa e gli stretti 'canali' (così si chiamano qui, dal tedesco kanal, i solchi vallivi a pareti molto ripide e ravvicinate) del Meduna e dell'Anzino. Succede, cosi, un fatto apparentemente strano che colpisce sempre il visitatore: queste valli, dall'accesso cosi scostante, si aprono poi internamente a forme più ampie e accoglienti appunto perché sono il risultato dell'azione di lingue glaciali wurmiane (da 20.000 a 10.000 anni fa) qui inviate dai bacini maggiori del Piave e del Tagliamento; queste lingue glaciali non hanno però avuto la forza, almeno vistosamente, di superare l'ultima soglia, che solo i fiumi si son poi assunti l'incarico di incidere. Ciò sta bene sul piano delle bellezze naturalistiche e turistiche, ma sul piano antropico la vita in quelle valli 'chiuse', autentici rifugi di salvezza in secoli di ferro, diventate purtroppo amare prigioni in tempi più recenti, è stata comunque durissima: la donna claunana impiegava almeno sette ore di sentiero per recarsi a Maniago a scambiare qualche oggetto di legno per un po' di farina o a 'fare le carte' per il marco emigrante. E da queste valli sono partiti per sempre in tanti, in troppi: oltre la metà in cent'anni.

- L'abitato di Erto, coinvolto nel lontano 1963, nel disastro del Vajont
Ad aprire troppo tardi alla normale viabilità queste valli, molto meno d'un secolo fa, sono state quasi sempre le necessità dello sfruttamento idroelettrico e quelle della prevista guerra italo-austriaca per Trento e Trieste. La Grande Guerra, che qui ebbe giornate drammatiche tra il 5 e il 10 novembre 1917, ha lasciato solo le sue strade, un cimiterino dimenticato tra Pradis e Pielungo, qualche cippo a Meduno e a Forcella Clautana. L'energia idroelettrica invece, proprio per quanto detto sopra circa la conformazione 'strozzata' di queste valli, ha determinato profonde modificazioni con i bacini lacustri della Molassa (1905), del Tul (Castelnovo, 1925), di Maraldi (1948), Tramonti (o Chievolis, o Redona, 1952), Barcis (1954), Vajont (1961), Ciul (o Zul, 1965) e Selva (1966), cui si aggiungerà intorno al 1990 quello di Ravedis, di cui è in costruzione, tra Montereale e Maniago, lo sbarramento. E se il bacino del Vajont fu coinvolto, nel 1963, in quella catastrofe che va sotto i nomi di Erto e Longarone, gli altri laghi sono già o possono diventare elementi preziosi del turismo. Per capire queste valli, tuttavia, servono anche altri elementi: oltre al clima submedderraneo di media latitudine e di tipo montano, con lunghi autunni umidi, inverni asciutti, nevi abbondanti e per lo più tardive, primavere piovose e belle estati calde, è sbalorditivo qui il fenomeno biotico definito dell'abbassamento dei limiti altimetrici'. Il fenomeno è tutt'altro che esclusivo della zona: ma qui, specialmente in Val Cellina, raggiunge valori eccezionali, con conseguente collocazione a quote molto basse di svariate biocenosi che sono altrove tipiche di orizzonti ben più elevati. Di qui, ad esempio, l'impossibilità di coltivare la vite oltre la pianura e le prime colline; o la presenza del pino mugo a fondovalle; o la persistenza di piccoli nevai e ghiacciaie in grotta a quote non elevate; o l'esistenza di flora e fauna reliquali del periodo glaciale. La glaciazione wurmiana, infatti, lasciò sgombri non solo i rilievi più elevati, ma anche estesi tratti delle valli, il che consenti un rapido ripopolamento, ma altresì la conservazione di autentici 'endemismi', cioè di organismi qui differenziatisi in tempi lontani e in aree circoscritte. Se a tutto ciò aggiungiamo la millenaria difficoltà d'accesso e d'insediamento e il secolare abbandono che sta riportando l'ambiente alle condizioni che precedettero l'antropizzazione, ne consegue un ambiente naturalisticamente assai interessante, oggi servito, oltre che dalle indispensabili strade, da una rete di sentieri segnalati ad opera del CAI (Club alpino italiano) e di apri organismi operanti nel settore. Ecco il perché dei 1500 ettari di Foresta demaniale del Cansiglio, che l'amministrazione regionale del Friuli-Venezia Giulia tutela a riserva naturale per la bellezza delle faggete e delle abetaie, per la presenza di una fauna da salvare (i tetraonidi, il capriolo, il cervo e tutta la gamma dei cavernicoli) e infine per l'importanza di certi fenomeni paleontologici e carsici: basti ricordare il Bus de la Lum (in comune di Caneva) dove nel 1924 si poté scendere quasi verticalmente per 225 m (ma ci sono in zona altri inghiottitoi di questo tipo che raggiungono o superano il centinaio di metri, come l'Abisso delle Paradise, I'Abisso della Rizza e l'Abisso X).

- Il lago artificiale di Barcis
In comune di Barcis è ancora l'Azienda regionale delle foreste ad amministrare la Riserva naturale orientale del Prescudin, che presenta tutti i principali fenomeni naturali delle Prealpi Pordenonesi e serve, quindi, allo studio delle opere idrauliche necessarie per la sistemazione a tini antierosivi dei bacini montani. È allo studio la creazione di un ben più vasto ambito di tutela, il Parco delle Prealpi, che dovrebbe comprendere buona parte della montagna pordenonese, prevedendo espressamente la presenza economica dell'uomo come elemento integrato e integrante dell'ecosistema. Tra la zona montana mesozoica e i depositi quaternari della pianura sta la ristretta fascia del Cenozoico (a iniziare da 65 milioni di anni fa), che disegna, con larghe interruzioni, un arco collinare da Caneva a Pinzano: si tratta di arenarie, conglomerati argille e marne, che, per il forte grado di erodibiiità, danno morfologie dolci, arrotondate, boscose talora (da Meduno a Pinzano e a Travesio) ricchissime di fossili soprattutto miocenici. Interessanti, dal punto di vista fiorofaunistico, sono certe reliquie estese d'antica selva pedemontana, come i Boschi di Castelnovo, di Valeriano (Pinzano) e di Lestans (Sequals), ricchi di farnie, roveri, castagni, betulle, carpini, ornielli, con una ricca fauna di uccelli, roditori e mustelidi; e soprattutto il Parco per l'istruzione naturalistica 'Colle di S. Floriano' (Polcenigo), gestito dall'amministrazione provinciale, con un'ampia dotazione florofaunistica.
L'insediamento umano in questa fascia, tipicamente nella parte settentrionale, presenta la caratteristica di essere polverizzato in decine e decine di borgate, ciascuna con proprio toponimo, talora senza un autentico centro storico di aggregazione e di convergenza: è macroscopico, ad esempio, il caso del comune di Castelnovo, formato da una quarantina di nuclei sepolti nel verde delle colline, nessuno dei quali ha questo nome; e quasi nelle stesse condizioni sono i comuni di Clauzetto e Vito d'Asio, anche se qui esiste il coagulo di un centro comunale.
Durante l'ultimo periodo postgiaciale, i fiumi Cellina, Colvera, Meduna, Cosa, Arzino e Tagliamento portarono a valle enormi quantità di materiali, tra i quali (a parte il Tagliamento) hanno finito per perdersi: questi deposti fluviogiaciali, sciolti o cementati, formano l'alta pianura (chiamata anche impropriamente 'pedemorenica') che si estende dal Pedemonte alla 'linea delle risorgive'. Essa presenta lo strano fenomeno di essere abbastanza fintamente abitata ai bordi -con quelle forme longitudinali di aggregazione definite 'centri di strada'-, lungo la ristretta fascia pedemontana da Caneva a Pinzano, lungo il corso del Tagliamento e, infine, lungo la 'linea delle risorgive' che divide l'alta dalla bassa pianura e che coincide I'incirca con la statale Pontebbana. Entro questa circonferenza, invece, l'insediamento è stato per millenni difficile: 'magredi' e 'grave', per povertà o assenza di humus e per eccessivo grado di permeabilità, hanno in ogni modo ostacolato 'insediamento. Con due eccezioni: la situazione presente, che è in notevole evoluzione con l'irrigazione e il riscatto agricolo del 'magredo' e perfino della 'grava', tanto che si pone già il problema della conservazione di qualche tratto tipico di ali ambienti; e la situazione antica, per la quale le ricerche archeologiche in corso lasciano intravedere una paleogeografia forse sensibilmente diversa da quella che si determinò poi nel Medioevo.

- Il castello dei Panciera a Zoppola
La "linea delle risorgive", che più che tale è una fascia abbastanza larga, contraddistingue la zona dove le acque dei fiumi prealpini, percolate nel materasso ghiaioso dell'alta pianura per centinaia di metri, sono costrette a riemergere: centinaia di sorgenti, polle, rigagnoli, prati umidi, torbiere, paludi, canneti, macchie silvestri. Il fenomeno assume dimensioni e caratteristiche molto interessanti in alcune zone della linea tra Polcenigo, Sacile e Fontanafredda, e tra Porcia, Pordenone, Cordenons e Zoppola: comuni, questi, ormai coinvolti nella realizzazione del Parco fluviale del Livenza (comprendente il già esistente Parco regionale di Villa Varda, in comune di Brugnera) e del Parco fluviale del Cellina-Meduna-Noncello, comprendenti anzitutto la zona delle risorgive, caratterizzata da una grande ricchezza in ittioavifauna e da notevoli avanzi dell'antica foresta planiziale. Sul piano antropico è zona intensamente abitata fin dalla preistoria, dove proprio la ricchezza d'acqua (e quindi di materie prime, di forza motrice e di traffici fluviali) ha consentito, nel corso del XIX secolo, I'avvio della rivoluzione industriale. La rassegna si conclude con la bassa pianura sabbiosoargillosa, dove il problema e sempre stato semmai l'eccesso d'acqua con le sue periodiche inondazioni; dove comunque la terra è moto fertile e l'agricoltura, assai progredita, riesce a coesistere abbastanza armonicamente con i segni evidenti dell'industrializzazione diffusa. È zona disseminata di paesi: con un fino reticolo di strade insistenti sulle tracce dell'antica "centuriazione" attuata dai coloni della romana Concordia nel I secolo a.C.; con frequenti relitti dell'antica foresta e interessarsi fenomeni geomorfologici di bassura, come il Palù di Barco, situato tra i comuni di Pravisdomini Azzano e Pasiano, luogo di osservazioni ed escursioni naturalistiche.

