Cenni artistici

- Duomo di San Mauro a Maniago già attestato nel 981 e risalente almeno ad epoca franco-longobarda (in rifacimento nel 1488).
Quanto è stato possibile recuperare del mondo antico, dalla preistoria alla tarda romanità, va ricercato nei contermini musei di Oderzo, Portogruaro, Treviso, Udine, Aquileia, nell'attesa che Pordenone ne rientri in possesso.
Sul posto, comunque oltre a varie collezioni archeologiche private, ci sono il Museo Civico di Storia Naturale di Pordenone, il Museo Civico di San Vito al Tagliamento, la Collezione Ragogna, custodita nel castello di Torre (Pordenone), che attende di diventare Museo Archeologico Provinciale, oltre a raccolte pubbliche minori, come quelle di Sesto, di Sequals-Lestans, di Vivaro-Tesis ecc.
Tra il materiale d epoca romana sono stati rinvenuti autentici oggetti d' arte, come i brani pittorici di gusto pompeiano di Torre. Il medioevo longobardo-carolingio è attestato, oltre che da sporadici rinvenimenti in varie località della provincia, soprattutto dall'abbazia di Santa Maria in Silvis di Sesto al Reghena dove oltre a vari frammenti e capitelli longobardi, è custodito nella cripta il prezioso sarcofago di S. Anastasia che è un gioiello d'arte longobarda; altre opere marmoree longobarde sono inglobate in una struttura muraria posteriore sulla facciata del duomo di Maniago. Il complesso monumentale piu antico è, comunque, l'abbazia di Sesto, dei secoli XI, XII e XIII.
Risalenti ai secoli XIII e XIV sono invece numerosi edifici di Pordenone (parte più antica del duomo, campanile, loggia, chiesa del Cristo), di Spilimbergo (duomo, chiesa dei Ss. Giuseppe e Pantaleone, chiesa di S. Giovanni dei Battuti), di Prata (chiese dei Battuti e di S. Giovanni dei Cavalieri), oltre alla chiesa dei Battuti di Valeriano (presso Pinzano) e a quella di S. Nicola, a San Giorgio della Richinvelda ecc.

- La natività del Pordenone (massimo pittore friulano e tra i maggiori del Rinascimento), conservata a Valeriano, nei pressi di Spilimbergo
Significativi e d'importanza non solo locale gli episodi pittorici dei secoli tra il romanico e il gotico (con tutta la relatività e il ritardo che hanno simili termini in aree 'periferiche' come questa): sono gli affreschi giotteschi dell'abbazia sestense (cui lavorarono almeno cinque pittori padani), quelli della chiesa di S. Giuliana a Castel d'Aviano, dell'oratorio dei Ss Filippo e Giacomo ad Arzenutto (San Martino al Tagliamento), della chiesa del Cristo a Pordenone, della chiesa di S. Antonio a Versutta (Casarsa), della chiesa di S. Petronilla a Savorgnano (San Vito), della chiesa di S. Floriano a Polcenigo, del duomo di Spilimbergo, dell'oratorio dei Battuti di Valeriano (Pinzano) ecc. Si tratta di affreschi anonimi, che la critica lega ormai in modo più o meno stretto alle esperienze di maestri illustri come Giotto, Altichiero, Tommaso da Modena, Vitale da Bologna.
Per la scultura, testimonianze dell'epoca sono le lastre tombali e le arche della chiesa di S. Giovanni dei Cavalieri a Prata, l'arca di Walterperoldo nel duomo di Spilimbergo, un bassorilievo nella cripta dell'abbazia di Sesto, ma soprattutto il bel portale del lombardo Zenone da Campione (1376) per il duomo di Spilimbergo.
Significativi e d'importanza non solo locale gli episodi pittorici dei secoli tra il romanico e il gotico (con tutta la relatività e il ritardo che hanno simili termini in aree 'periferiche' come questa): sono gli affreschi giotteschi dell'abbazia sestense (cui lavorarono almeno cinque pittori padani), quelli della chiesa di S. Giuliana a Castel d'Aviano, dell'oratorio dei Ss Filippo e Giacomo ad Arzenutto (San Martino al Tagliamento), della chiesa del Cristo a Pordenone, della chiesa di S. Antonio a Versutta (Casarsa), della chiesa di S. Petronilla a Savorgnano (San Vito), della chiesa di S. Floriano a Polcenigo, del duomo di Spilimbergo, dell'oratorio dei Battuti di Valeriano (Pinzano) ecc. Si tratta di affreschi anonimi, che la critica lega ormai in modo più o meno stretto alle esperienze di maestri illustri come Giotto, Altichiero, Tommaso da Modena, Vitale da Bologna.
Per la scultura, testimonianze dell'epoca sono le lastre tombali e le arche della chiesa di S. Giovanni dei Cavalieri a Prata, l'arca di Walterperoldo nel duomo di Spilimbergo, un bassorilievo nella cripta dell'abbazia di Sesto, ma soprattutto il bel portale del lombardo Zenone da Campione (1376) per il duomo di Spilimbergo.

- Affresco di Giotto dell'Abbazia di Sesto al Reghena
Per i secoli XV e XVI le attestazioni si fanno splendide e impossibli da elencare succintamente. Per l'architettura religiosa citiamo, ad esempio, il duomo di Maniago, le chiese dei Battuti e di S. Maria delle Grazie a San Vito, il convento francescano e la chiesa della SS. Trinità a Pordenone, le chise di S. Giovanni e di S. Giacomo a Cordenons la chiesa delle Ss. Maria e Giuliana in Castello d'Aviano, il duomo di Sacile, il santuario della Madonna di Monte a Costa d'Aviano, la pieve di S. Martino a Vito d'Asio, il duomo di Valvasone con il celebre organo cinquecentesco ecc.
Ma la novità è rappresentata soprattutto dalla committenza privata: accanto alla parte rinascimentale dei castelli di Zoppola, di Porcia e soprattutto di Spilimbergo, si moltiplicano gli innumerevoli palazzi che formano i centri storici di Pordenone, Sacile, Spilimbergo, San Vito, e le prime ville, come la Sardi-Brugnera a Roraigrande (Pordenone) la Savorgnan a Lestans (Sequals), la Freschi-Piccolomini a Ramuscello (Sesto), il Palazzo Centi a Barci ecc.
Vastissimo, e non riassumibile in una sintesi di soli nomi e accenni, il patrimonio figurativo. Nel campo della scultura, artisti salisburghesi o istriani, cui appartengono le 'pietà' di Sacile, Aviano, Sesto, veneti (come Marco Cozzi, che scolpisce nel 1477 il prezioso coro del duomo di Spilimbergo), ticinesi (come Giovanni Antonio Pilacorte che dal 1484 qui opero per trent'anni) e carnici (i fratelli intagliatori e pittori Domenico Mioni, padre di un Giovanni da Tolmezzo, e Martino Mioni, padre del più famoso Giovanni Martini), portano alla produzione d'una ricca messe di statue, acquasantiere, portali, pale lignee e marmoree, pale d'altare, fonti battesimali (tra i più notevoli citiamo il polittico che Giovanni Martini scapi per la chiesa di Prodolone a San Vito nei 1515, il grande altare scolpito nel primo Cinquecento da Giovanni da Tolmezzo a Valeriano di Pinzano, quello scolpito nel 1525-1528 da Pilacorte per la pieve di S. Martino di Vito d'Asio e l'ancona lignea di Giovanni Martini per la stessa chiesa).
E dietro di loro una schiera di decine e decine di tajapiera o picapiera in gran parte di Meduno, ma più in generale di tutto il Pedemonte, da Caneva a Spilimbergo. Quanto alla pittura, ci sono anzitutto gli affreschi quattrocenteschi di un Antonio da Firenze a Sesto, quelli di un seguace di Gentile nel duomo di Pordenone (Pisanello?) e quelli di palazzo Ricchieri nella stessa citta, dell'oratorio del Corpo di Cristo a Vallenoncello (Pordenone), delle chiese dei Battuti e dei Ss. Simone e Giuda a Prata, di S. Giacomo a Praturlone (Fiume Veneto), di S. Caterina a Cordovado, dei duomo di Maniago, di S. Giacomo a Polcenigo, di S. Giovanni a Spilimbergo, di S. Virgilio a Palse (Porcia), di S. Agnese a Roraipiccolo (Porcia) ecc.

- Affresco di Gianfrancesco da Tolmezzo (particolare) sito nel comune di Aviano
Tra gli iniziatori del Rinascimento pittorico, vanno considerati Andrea di Bonolodo (1430-1494), detto il Bellunello dal luogo di nascita, iniziatore della scuola pittorica sanvitese e operante soprattutto lungo il Tagliamento, e Dario Cerdonis, detto anche da Pordenone o da Treviso (1420-1498), che, formatosi nella bottega padovana dello Squarcione accanto a Mantegna, operò prevalentemente nel Veneto, lasciando suoi lavori solo nel duomo di Pordenone. Ma soprattutto c'è l'eccezionale personalità di Gianfrancesco Del Zotto detto da Tolmezzo (1450 1515), il più grande pittore friulano del Quattrocento, formatosi a Padova e Venezia accanto a Mantegna e Vivarini, che proprio nel Pordenonese ha lasciato i suoi capolavori più celebri (Castel d'Aviano, Provesano di San Giorgio e Barbeano di Spilimbergo).
All'inizio del Cinquecento, tra pittori locali come il tolmezzino Giovanni Martini (1475-1535) e forestieri come Francesco Figini da Milano, Marcello Fogolino (operanti ambedue tra Pordenone e le terre del Livenza) e Pietro da Vicenza, esplode la geniale personalità del massimo pittore friula no e tra i maggiori del Rinascimento veneto e italiano, Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone (1483/4-1539): egli, tra un viaggio e l'altro della sua errabonda esistenza a Ferrara, Loreto, Roma, Cremona e Venezia lasciò nella sua terra un numero consistente di opere, soprattutto nella zona di Pordenone (ad esempio nel duomo del capoluogo, a Vallenoncello, Roraipiccolo, Rorai grande, Torre, Villanova e nello Spilimberghese (Vacile, Valeriano, Pinzano, Travesio, Valvasone, Spilimbergo), lungo quella che soprattutto per lui viene chiamata la 'via maestra della la pittura'.
Punto di riferimento assoluto nella storia della pittura locale, il Pordenone lasciò dietro di sè una schiera di imitatori, continuatori e devoti ammiratori, come Giambattista Grandonio, Gerolamo Stefanelli, Bernardino Blaceo, Francesco Floreani, Sebastiano Secanti, ma soprattutto i due sanvitesi Pomponio Amalteo (1505-1588) genero del maestro e suo massimo seguace, e il genero di lui Giuseppe Moretto (1570-1628), e i due pordenonesi Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari (1500-1563) e Gasparo Nervesa (1558-1639).
Sono almeno una trentinà le chiese (soprattutto del Pedemonte e della fascia tilaventina) che racchiudono loro opere,sicché vederle costituisce un avvenimento sempre felice nel turismo artistico della provincia.
Il pressoché completo assorbimento del Pordenonese nell'orbita della cultura veneziana e veneta rende sempre più frequente, fra il tardo Rinascimento e l'inizio del Seffecento, la comparsa in zona di pittori di tale provenienza o ad essa riconducibili, come Tommaso Vecellio, Francesco Montemezano, Francesco da Bassano, Andrea Celesti, Giampietro Silvio, Alessandro Varotari (detto il Padovanino), Sebastiano Mazzoni, Santo Pedarna, Filippo Zaniberti, Pietro Liberi, Francesco Ruschi, Baldassare D'Anna, Domenico De Soldi, Cataldo Ferrara, Andrea Vicentino, Palma il Vecchio, Sebastiano Bombelli, Innocenzo Brugno, Giovanni Giuseppe Cosanini, Antonio Carneo, i tre stranieri Isacco Fischer, Giuseppe Heintz, Nicolas Regnier e soprattutto Palma il Giovane, che disseminano per la provincia decine e decine di pale tizianesche, caravaggesche e veronesiane.
La lezione del barocco veneziano viene tradotta in molti edifici, quali i palazzi Gregons a Pordenone e Fullini-Zaia a Polcenigo (attribuiti a Domenico Rossi), ma soprattutto le numerose ville come la Cappellari a Tiezzo d'Azzano, la Memmo di Prata, la Pinni di San Martino al Tagliamento le due Cattaneo a Villanova di Pordenone e a San Quirino, la Saccomani a Prata, per eccellere con la Correr-Dolfin di Porcia.
Nella scultura sono numerosi, e disseminati per l'intera provincia, altari (sopranuno lignei) e le statue, le acquasantiere e gli altri elementi d'arredo liturgico riconducibili al gusto barocco: a Cimolals, Claut, Montereale, Andreis, Coltura di Polcenigo, Porcia, Romano di Fontanafredda, Sarone di Caneva, Castello e Costa d'Aviano, Marsure, San Martino di Campagna, Maniago, Sequals, Costa di San Giorgio, San Martino al Tagliamento, Arzene, Valvasone, sopranuto a Cordovado che, nel santuario della B.V. delle Grazie, custodisce alcune tra le migliori opere del barocco veneto-friulano. Si tratta molto spesso di opere d'intaglio attribuite alle botteghe dei Comuni e dei Pischiutta friulani, dei Ghirlanduzi trevigiani, ma anche ad artigianiartisti locali come il sacilese Rigo Pucher e i pordenonesi Giacomo Onesti e Nicola Pensi, ai quali s'affianca, per la pietra, Alessandro Pavanello.

- Altare del Pilacorte a Vito d'Asio
II Settecento, molto ben rappresentato in provincia, è ancor più dominato da artisti, veneti d'origine o di formazione (tra di essi alcuni friulani): nella pittura Jacópo Amigoni, Agostino Litterini, Michele Schiavone; Gaspare Diziani,: Francesco Zugno, Giúseppe De Gobbis, Francesco Cappella, Egidio Dall'Oglio, Giuseppe Angeli, Giuseppe Buzzi Lucilio Candido, Andrea Urbani, ma soprattutto Giambattista Piazzetta (a Meduno) e Gianantonio Guardi (a Pinzano e a Pasiano); nella scultura Pietro Barana, Bartolomeo Modolo, Giovanni e Giuseppe Caribolo, Giovanni Giacomo Contiero, Marino Groppelli, Giacomo Morlaiter, Giovanni e Francesco Bonazza, Giuseppe e Giovanni Maniussi, Giuseppe Bernardi-Torretti. Il secolo è rappresentato anche da molte ville (BadiniPasqualini a Cordenons, Polcenigo -di Matteo Lucchesi, Gozzi e Querini- a Visinale di Pasiano, Capaneo a Vallenoncello di Pordenone, Panigai e Ovio a Pravisdbmini ecc.); e da molti palazi a Pordenone, Aviano, Sacile, Spilimbergo, San Vito.
Ma l'incontro più frequente con il Settecento è rappresentato dal rifacimento neoclassico assunto, tra questo secolo e la prima metà del secolo successivo, da troppe chiese della provincia nell'ondata modernistica del tempo, ciò comportò molto spesso la distruzione di buona parte del patrimonio precedente. Un aspetto positivo, semmai, va individuato nel fatto che ciò determino l'acquisto di molto materiale (altari, statue, argenteria, paramenti, tele) di chiese veneziane chiuse al culto in quei decenni: il turista avrà modo di rendersene conto personalmente. Per cui gli elementi più genuinamente locali del Seicento e del Senecen to andrebbero ricercati in una notevole serie di semplici dimore, soprattutto del Pedemonte e dell'alta pianura, appartenenti a quella che impropriamente viene chiamata 'architettura spontanea', spesso signorile: fortunatamente, anche se talora troppo tardi, ne è in atto il recupero.
L' ottocento, pur nelle mode dominanti dapprima del neoclassicismo (che altro non è che un'innavvertita prosecuzione del secolo precedente), poi del romanticismo neoromanico e neogotico, ha trovato nel Pordenonese interpreti come gli stevenesi Antonio e Stefano De Marchi (cui appartengono decine e decine di chiese nella zona, spesso belle come quella di Stevenà di Caneva), il sanvitese Ludovico Rota, i pordenonesi Giovanni Battista Bassi e Silvio Pitter, il canevese Domenico Rupolo (il maggior interprete locale della goticismo romantico).
Anche nel caso della scultura (pur con contributi veneti di Luigi Ferrari, Valentino Besarel, Antonio Del Zotto) la terra pordenonese tra Ottocento e Novecento esprime alcune personalità notevoli come Antonio Marsure, Antonio Bearzi, il canevese Enrico Chiaradia (autore deila statua di Vittorio Emanuele II per il Vittoriano a Roma), lo stevenese Giuseppe Minatelli, il fertilissimo cordenonese Luigi De Paoli (che Lavoro molto, tra l'altro, a Staglieno), il pordenonese Ado Furlan.
Nella pittura sono sempre numèròsi i veneti come Giambattista Canal, Giancarlo Bevilacqua, Gióvanni De Min, Giulio Carlini, Antonio Zona, Giuseppe Ghedina, Pompeo Cibin, Giuseppe Vizzotto-Alberti, fino a Vittore Cargnel, Duilio Corompai, Tullio Silvestri e Pino Casanni; ma notevole si fa il contributo locale con i friulani Odorico Politi e Domenico Fabris, Antonio Maschi di Aviano, Umberto Martina di Dardago (Budoia), Jacopo D'Andrea di Rauscedo di San Giorgio, Luigi Nono (sacilese di adozione), il canevese Domenico Mazzoni, Vittorio Cadel di Fanna, i sanvitesi Antonio Zuccaro e Federico De Rocco, ma soprattutto con i pordenonesi Michelangelo Grigoletti (1801-1870 che, già docente a ventinove anni presso l'Accademia di Venezia, fu tra le figure più rappresentative dell'Ottocento italiano), Pio Rossi, Luigi Vettori e Eugenio Polesello.
Assai ricco è il panorama che la provincia apre sul piano dell'arte nei decenni attuali: ma esso esorbita ormai dai limiti di una sintetica guida turistica. Ne rende ragione, comunque, per questa e per tante altre lacune, il Museo d'Arte di palazzo Ricchieri a Pordenone, la cui attenta visita è, più d'ogni altro, lo strumento indispensabile per leggere il patrimonio figurativo pordenonese dal Medioevo a oggi.

